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Indossare un kimono dalla mattina alla sera: un capo, molti momenti

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Ci sono abiti destinati a un’occasione. E poi ci sono capi che cambiano insieme a noi.

Il kimono appartiene alla seconda categoria: può essere intimo o teatrale, essenziale o prezioso. Vive nella lentezza del mattino, attraversa la città e arriva fino alla sera senza perdere la propria identità. Scopri come indossare un kimono come vestaglia, spolverino o capo da sera.

Non impone una forma al corpo. Lo accompagna.

Ed è proprio questa libertà a renderlo una delle forme più affascinanti dell’abbigliamento, ieri come oggi.

La storia del kimono: una forma libera

Il kimono che conosciamo oggi è il risultato di una lunga evoluzione dell’abbigliamento giapponese. La sua forma si sviluppa a partire dal kosode, un indumento dalle maniche relativamente strette che, nel corso del periodo Edo (1615–1868), diventa una delle principali forme dell’abbigliamento giapponese.

La parola kimono, letteralmente “cosa da indossare”, entrerà nell’uso comune più tardi, nel XIX secolo.

Quello che colpisce ancora oggi è la sua costruzione: linee prevalentemente dritte, pannelli di tessuto assemblati con un numero limitato di cuciture e una forma che viene avvolta intorno al corpo e regolata attraverso l’obi, la cintura tradizionale. (Victoria and Albert Museum⁠)

È una concezione dell’abito molto diversa da quella della sartoria occidentale tradizionale.

Invece di modellare il tessuto sulle curve del corpo attraverso pince e tagli sagomati, il kimono crea uno spazio intorno alla persona.

Non cerca necessariamente di disegnare il corpo.

Lo lascia muovere.

Anche il rapporto con il tessuto segue una logica particolare. La larghezza delle pezze ha storicamente influenzato la costruzione del kimono e il taglio è estremamente razionale, con pannelli rettilinei che possono essere riutilizzati e ricomposti. (Victoria and Albert Museum⁠)

È una forma che non appartiene a una sola fisicità. La sua costruzione permette infatti di adattare il capo al corpo attraverso la sovrapposizione e la cintura, senza dipendere dalla precisione di una silhouette sagomata.

Ed è forse proprio qui che il kimono appare sorprendentemente contemporaneo.

La vera arte è negli accostamenti

Ma la semplicità della forma non significa affatto semplicità del risultato.

Al contrario.

Nel kimono, quando la silhouette è essenziale, tutta la creatività può concentrarsi sulla superficie: il colore, il disegno, il ricamo, la disposizione dei motivi e il rapporto tra le diverse tonalità.

La maestria non consisteva soltanto nel realizzare bene un capo, ma anche nel saper costruire una composizione.

E gli accostamenti potevano essere tutt’altro che prevedibili.

Colori che a un occhio occidentale possono apparire insoliti venivano messi in relazione con grande sicurezza: indaco e giallo senape, rosa e bruno, verde e oro, tonalità profonde accostate a colori luminosi. Il risultato non era necessariamente quello di una palette “facile”, ma quello di un equilibrio più sottile. Un kimono del periodo Meiji conservato al Metropolitan Museum, per esempio, gioca proprio sulla giustapposizione di giallo senape e blu indaco per creare vivacità attraverso il contrasto. (The Metropolitan Museum of Art⁠)

Questa sensibilità si estendeva anche ai motivi.

Fiori, acqua, nuvole, animali, paesaggi e piante non erano semplicemente decorazioni: potevano evocare una stagione, una virtù, un auspicio o un riferimento letterario. Il pino, il bambù e il pruno, per esempio, erano conosciuti come i “Tre amici dell’inverno”, associati rispettivamente a longevità, perseveranza e rinnovamento. (Victoria and Albert Museum⁠)

Persino la disposizione dei disegni poteva essere studiata in funzione del movimento. In alcuni kimono, motivi importanti rimanevano parzialmente nascosti quando il capo era fermo e comparivano soltanto quando la persona camminava. (The Metropolitan Museum of Art⁠)

Il kimono, quindi, non è soltanto qualcosa che si indossa.

È qualcosa che si compone.

E questa è una delle idee che più affascinano ancora oggi: la possibilità di accostare colori e forme apparentemente lontani e trovare, proprio nella loro distanza, un nuovo equilibrio.

Dal kimono al capospalla contemporaneo

È questa libertà che rende la forma del kimono così interessante anche nella moda occidentale.

La silhouette ampia, la costruzione rettilinea, le maniche importanti e il modo in cui il tessuto avvolge il corpo hanno influenzato profondamente la moda europea e continuano a offrire una possibilità alternativa alla tradizionale idea di giacca.

Nella sua reinterpretazione contemporanea, il kimono può diventare un capospalla da indossare sopra un pantalone, un abito, una T-shirt o persino un costume.

Cambia il contesto.

Resta l’idea di fondo: un capo che non costringe il corpo dentro una forma prestabilita, ma gli lascia spazio.

È proprio da questa idea che nasce la lettura Dee D’O del kimono.

Al mattino: il lusso di iniziare lentamente

La giornata può cominciare senza fretta.

Indossato come vestaglia, il kimono avvolge il corpo lasciandolo libero di muoversi. Sopra un completo da notte, una sottoveste o semplicemente sulla pelle, trasforma i primi gesti del mattino in un piccolo rituale.

Il kimono in pura seta Dee D’O (Silk Kimono) interpreta perfettamente questo momento. La linea fluida, le maniche foderate e il ricamo centrale sulla schiena lo rendono prezioso senza sacrificare il comfort.

Rosa con Peonia, grigio perla con Carpe Koi, nero con Dragone o indaco con Fiori di Pruno: ogni variante permette di scegliere non soltanto un colore, ma anche il simbolo con cui iniziare la giornata.

Durante il giorno: il kimono diventa spolverino

Basta aprire una porta perché tutto cambi.

Indossato sopra una canotta essenziale e un paio di pantaloni, il kimono lascia la dimensione privata e diventa uno spolverino contemporaneo.

Il segreto è giocare con le proporzioni: una linea ampia nella parte superiore dialoga bene con pantaloni diritti oppure palazzo, purché il resto del look rimanga pulito.

Per le ore diurne, il Kimono in puro lino offre una struttura più materica e naturale. I profili e le maniche in seta, le nappine e il ricamo sulla schiena aggiungono un dettaglio sofisticato, mentre il lino mantiene il capo leggero e versatile.

Può essere lasciato aperto per creare movimento oppure fermato in vita per definire maggiormente la silhouette.

Abbinato ai pantaloni palazzo in seta con coulisse, costruisce un look fluido e confortevole, adatto a un pranzo, a un incontro o a una giornata in viaggio.

Nel pomeriggio: cambiare atmosfera senza cambiarsi

Il vero lusso non è avere molti abiti.

È poter vivere molti momenti con lo stesso capo.

Nel pomeriggio il kimono può essere portato sopra un jeans, una T-shirt o un costume intero.

Le maniche ampie e i ricami diventano il centro del look, mentre gli accessori possono rimanere essenziali.

Un sandalo basso, una borsa morbida e pochi gioielli sono sufficienti per creare un’eleganza spontanea.

Per un effetto più deciso, bastano una cintura sottile e una scarpa strutturata.

Il kimono non ha bisogno di essere trasformato completamente.

È l’ambiente intorno a lui che cambia.

All’aperitivo: come indossare il kimono sopra un abito

Quando la luce si abbassa, la seta comincia a raccontare un’altra storia.

Sopra un abito essenziale, il kimono assume il ruolo di una giacca leggera, ma con un movimento più libero e una presenza più scenografica.

L’Abito/Sottoveste in seta può diventare una base ideale: una silhouette semplice sulla quale lasciare emergere colore, ricamo e fluidità.

Realizzato in pura seta e tagliato a sbieco, l’abito-sottoveste scivola sul corpo con leggerezza naturale. La sua semplicità permette al kimono di diventare il vero protagonista.

In questo momento della giornata il kimono può essere indossato aperto, permettendo alla seta di seguire ogni passo, oppure annodato morbidamente per sottolineare il punto vita.

Non serve aggiungere molto.

Un capo così parla già abbastanza.

Il kimono da sera: da vestaglia a dichiarazione di stile

Di sera il kimono rivela la sua parte più magnetica.

Le varianti più profonde, come il nero con Dragone o l’indaco con Fiori di Pruno, possono accompagnare pantaloni in seta, un abito sottoveste oppure un look completamente nero.

Una scarpa importante e un gioiello essenziale completano l’insieme senza sottrarre attenzione al ricamo.

È qui che il confine tra loungewear couture e abbigliamento da sera scompare definitivamente.

Quello che al mattino era un gesto intimo diventa una dichiarazione di presenza.

Il gioco del colore: osare con equilibrio

Indossare un kimono significa anche concedersi una libertà che spesso il guardaroba occidentale tende a dimenticare: quella di accostare.

Non tutto deve essere coordinato.

A volte sono proprio due colori apparentemente lontani a creare l’equilibrio più interessante.

Un kimono ricamato può essere abbinato a una base neutra per lasciare che il colore emerga. Oppure si può scegliere un contrasto più deciso, riprendendo una tonalità del ricamo in un accessorio, in una scarpa o in un dettaglio del look.

Anche la tradizione del kimono suggerisce di non avere paura della complessità: i motivi possono intrecciarsi, i colori possono creare contrasti inattesi e la composizione può essere asimmetrica, lasciando che il disegno cambi mentre il corpo si muove. I repertori di motivi dell’epoca Edo mostrano, infatti, una grande varietà di composizioni asimmetriche e di riferimenti stagionali. (The Metropolitan Museum of Art⁠)

La regola non è abbinare tutto.

È trovare un equilibrio.

Come scegliere il proprio kimono

La scelta parte dal materiale.

La seta offre luminosità, leggerezza e un movimento più sensuale. È ideale quando il kimono deve accompagnare il corpo con fluidità e trasformarsi da capo intimo a elemento da sera.

Il lino restituisce invece una sensazione naturale e una struttura più materica, perfetta per le giornate informali e per un guardaroba quotidiano.

Poi ci sono il colore e il ricamo.

Peonia, Carpe Koi, Dragone, Fiori di Pruno e Onde trasformano ogni capo in qualcosa di personale. Richiamano quella stessa tradizione in cui la natura diventa linguaggio e il motivo può raccontare una stagione, un sentimento o un auspicio. (Victoria and Albert Museum⁠)

La scelta, quindi, non riguarda soltanto ciò che sta bene.

Riguarda anche ciò che si vuole raccontare.

Come indossare un kimono: quattro modi

Aperto, per una silhouette verticale e fluida. È la soluzione più naturale sopra un pantalone, un jeans o un abito.

Chiuso morbido in vita, per definire la figura mantenendo intatta l’ampiezza del capo.

Sopra una sottoveste, per trasformarlo in un elemento scenografico da aperitivo o da sera.

Sopra un look essenziale, per lasciare che siano il colore, il tessuto e il ricamo a parlare.

Sono gesti semplici, ma cambiano completamente l’attitudine del capo.

Un capo che segue il tuo tempo

Dalla prima luce del mattino alla sera, il kimono cambia funzione senza perdere la propria essenza.

Vestaglia, spolverino, alternativa alla giacca o elemento protagonista di un look serale: non appartiene a un’occasione precisa perché è pensato per adattarsi alla persona, non il contrario.

Forse è proprio questa la sua lezione più contemporanea.

In un guardaroba spesso costruito intorno all’idea di avere un capo per ogni momento, il kimono suggerisce il contrario:

un capo capace di attraversare molti momenti.

E anche di ricordarci che vestirsi non significa sempre scegliere una forma.

A volte significa scegliere uno spazio.

Uno spazio per muoversi, per cambiare, per accostare colori inattesi e per lasciare che sia il tessuto, insieme al corpo, a raccontare la storia.

Un solo capo.

Molti momenti.

La libertà di decidere, ogni volta, come viverlo. Scopri i kimono Dee D’O.

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